Elucubrazioni, recensioni, curiosità varie sui miei film, registi, romanzi e scrittori preferiti.

venerdì 20 febbraio 2015

L'ULTIMA OFFENSIVA-intervista all'autore Giovanni Melappioni



Salve e ben ritrovati.

Oggi ho il piacere di ospitare Giovanni Melappioni,  scrittore marchigiano, classe 1980, per parlare un po’ del suo romanzo d’esordio dal titolo: L’ULTIMA OFFENSIVA.
Si tratta di un romanzo storico ambientato nel 1944, tra i boschi delle innevate Ardenne nell’inverno di quell’anno,  proprio nei giorni che precedono l’ultima, grande offensiva tedesca che dovrebbe definitivamente respingere indietro le forze alleate.
Intanto però,  alcuni uomini di entrambi gli schieramenti,  oltre che con il rispettivo nemico, se la devono vedere con il clima gelido, la sopravvivenza,  la noia delle lunghe attese in trincee improvvisate, l’assuefazione alla violenza e alle atrocità del secondo conflitto mondiale
Assistiamo ad una storia corale, dove non esistono buoni o cattivi, o meglio: il male e il bene è presente in entrambi gli schieramenti, così come la voglia di sopravvivere a tutti i costi pur cercando di svolgere il proprio dovere.
Niente retorica. Nessun luogo comune o personaggi stereotipati. 
L’ULTIMA OFFENSIVA è un romanzo che consiglio a tutti, appassionati del genere  storico/bellico e non.










Booktrailer L'ULTIMA OFFENSIVA





Ma andiamo a conoscere un po’ meglio l’autore.


Ciao Giovanni.
Parlaci un po’ di te. Cosa fai nella vita?
E come nasce la tua passione per la scrittura, la letteratura e la storia (militare e non)?
Aiuto le persone a trovare un momento di pace fuori dallo stress quotidiano servendo buona birra. O se vuoi, in maniera più prosaica, gestisco un ristorante-pub con la mia famiglia.
Ho iniziato a scrivere con sufficiente determinazione nel 2006, prima di allora mi ero cimentato in racconti brevi e nella creazione di mondi di fantasia per una delle mie passioni: il gioco di ruolo. La passione per la Storia invece mi accompagna da tutta la vita. Non ricordo un periodo senza l’interesse per le uniformi, per le vicende dei popoli e dei grandi personaggi.


Classica e scontata domanda: come è nata l’idea per il romanzo L’ultima offensiva?
L’idea nasce da un racconto breve e dalla sua conclusione. Arrivato alla parola fine di quel piccolo lavoro mi sono detto che avrei dovuto provare a scrivere un romanzo intero rispettando le premesse espresse nel racconto, la principale delle quali era il cercare di essere quanto più realistico e vero possibile. Volevo una maledetta storia di guerra senza cliché o stereotipi e soprattutto priva di zone chiare contrapposte alle scure. Inoltre volevo dare pari voce ai soldati tedeschi e americani. Così non ci sono “nemici” tout court ma solo uomini, analizzati da differenti punti di vista.


Posso chiederti qual è il tuo metodo di scrittura?
Progetti tutto in anticipo? Scrivi un po’ al giorno o solo quando arriva l’ispirazione, impegni lavorativi e familiari permettendo?
Il metodo di lavoro che preferirei adottare, al momento è solo un sogno; il mio ideale infatti sarebbe poter scrivere la mattina, per qualche ora, a mano, e lasciare poi a riposo fino al tardo pomeriggio, o sera, quando ricontrollerei il tutto riportando lo scritto su computer. Il mio attuale lavoro non lo permette, ma in generale scrivo su carta, anche nei momenti più disparati, tipo una coda al passaggio a livello e poi, quando ho tempo, riporto il tutto in formato digitale effettuando già un primo controllo della bozza. Oppure mi faccio aiutare da mia sorella, che si assume l'ingrato compito di decifrare la mia calligrafia e trascrivere al pc.
In fase creativa invece delineo la storia principale, poi elaboro delle scene che mi permetteranno di veicolare i sentimenti, le emozioni e le idee che mi hanno indotto a iniziare a scrivere. Lascio molto spazio ai dettagli minori, ma li aggiungo solo in secondo momento. Arrivato alla fine della prima stesura mi capita poi di dover togliere interi capitoli. O di doverne riscrivere per intero altri. Spesso dipende anche dai feedback che ricevo dai miei primi lettori, ovviamente la famiglia e alcuni tra gli amici più stretti, o dal confronto con il mio editor personale -e che non cambierei mai-, Luca dell'agenzia Scriptorama, con cui dopo stesure successive arrivo al romanzo completo.


Il tuo romanzo mi ha colpito, oltre per le scene sui campi di battaglia, anche per il modo in cui hai caratterizzato i protagonisti; sembrano persone esistite veramente, non i soliti impavidi eroi spacconi da film americano.
Come nascono i tuoi personaggi e le loro storie?
Ho fatto una grandissima opera di ricerca e uno sforzo forse ancora più grande nel rendere reali i personaggi che avevo in testa. A volte mi bloccavo su una sola frase, non trovando il modo adatto per farla esprimere al personaggio. I protagonisti delle storie sono molto importanti, sempre; ma nel mio caso, dato che preferisco lasciare ampia libertà al lettore di immaginare luoghi e persone sulla base di ciò che voglio far percepire evitando giudizi troppo netti o descrizioni precise, devo fare molta attenzione a non cadere in contraddizione perché il rischio di creare confusione nelle storyline è alto con questo metodo di scrittura.


Il libro è  tecnicamente  molto dettagliato riguardo ad armi e organizzazione militare.
Cosa ne pensi di certi film di guerra di  Hollywood, in cui certe azioni si svolgono in modo spettacolare ma dal punto di vista tecnico risultano piuttosto grossolane e approssimative?
I film hanno scopi diversi dalla letteratura, difficile poter immaginare il cinema come veicolo di informazione e di formazione, perciò credo che la sospensione della realtà, sul grande schermo, abbia margini ben più ampi di quanto un tecnico del settore potrebbe tollerare. L’istinto alla critica c’è sempre, e non va taciuta quando corretta, ma poi tendo a ridimensionare il fastidio. Quello che invece non tollero è l’approssimazione nella letteratura, un campo dove non si colpisce con un’immagine e il costrutto dell’opera può, anzi deve, nel caso si tratti di opera storica, essere preciso, vero. Perché non si deve scrivere di ciò che non si conosce, e se si rispetta questa regola non vedo perché fare finta di non conoscere elementi o fatti per metterne altri di pura fantasia. Insomma, se parli di un soldato di fanteria americano durante la seconda guerra mondiale, e non vuoi scrivere sempre la parola fucile ma essere dettagliato, non puoi utilizzare un M-16, che non esisteva all’epoca, ma dovrai scrivere Garand. In un film invece, per quanto sia un errore poco giustificabile, difficilmente il pubblico farà attenzione a un simile dettaglio, concentrandosi sullo sguardo di paura/odio/coraggio dell’attore nell’atto di sparare.


Quali sono, invece, i tuoi “idoli” letterali e le tue fonti di ispirazione?
E quali sono i  tuoi romanzi preferiti?
Hemingway, Conrad, Dostoevskij, questi tre sono gli idoli che vorrei uccidere. Gli scrittori che vorrei eclissare, distruggere, come un figlio che ama e odia il padre eroe. Perché le emozioni che mi hanno dato, che ogni volta sono in grado di suscitare in me, mi hanno spinto a scrivere ma anche a vederli brillanti e luminosi, pur distanti, come mete da raggiungere. Non posso scrivere come loro, non voglio scrivere peggio di loro, devo per forza di cose ucciderli in senso metaforico, assorbirli e scrivere meglio. Ciò non significa affatto che ci riuscirò. È l’eterna lotta edipea a spingermi al confronto con loro. Se ne uscirò sconfitto sarà stata comunque vita, e linfa vitale, quella passata in tale confronto.
C’è un romanzo però che esula da quanto ti ho detto sopra, un’opera che risponde in maniera completa e assoluta alla domanda che mi hai posto: è il Signore degli Anelli. Lo ritengo la più completa storia che abbia mai letto. È universale, poderosa, epica, tragica, illuminante. In essa converge tutto ciò che in un romanzo io cercherei, quello che vorrei leggere e quello che, nel mio lavoro, vorrei scrivere. Con esso nasce il fantasy, dicono, ma io punterei il dito sul fatto che con il Signore degli Anelli termina l’epica. È il punto più alto, irraggiungibile, che tale categoria abbia raggiunto.


Il tuo successivo romanzo, MISSIONE D’ONORE, è arrivato secondo al premio nazionale LA GIARA indetto dalla Rai e quindi sarà pubblicato a breve da Rai Eri.
Cosa ci puoi anticipare a riguardo?
Ho scritto questa storia con l’obiettivo di allargare l’opera intrapresa con L’ultima offensiva, di osare di più e toccare argomenti e protagonisti a cui prima non avevo provato ad accostarmi per inesperienza. Posso definirla una storia forse più lineare del primo romanzo, con molte sfaccettature e una protagonista speciale, una giovane ragazza che si destreggia bene in mezzo ai soldati protagonisti di un romanzo ambientato durante il secondo conflitto mondiale.


Progetti futuri?
Al momento sto lavorando a due storie. Una che sto scrivendo da anni, composta da più libri, e ambientata nel 1106. L’altra è ancora una bozza, parlerà di partigiani.
Questo per quanto riguarda i romanzi. Ho invece terminato un racconto lungo ambientato nel medioevo nella mia città di origine, Civitanova Marche. Uscirà a breve.


Grazie mille, caro Giovanni.
È stato un piacere ed un onore scambiare quattro chiacchiere con te.



Giovanni Melappioni

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